Dando spazio alla linea di ricerca emersa spontaneamente all’interno del processo delle residenze nel corso di più edizioni, l’edizione 2017 di Liminaria si focalizza programmaticamente intorno al concetto della ‘coesistenza’ fra elementi diversi: in un territorio, in qualsiasi territorio, tutte le forme di vita presenti (umane e non umane) sono sempre già implicate l’una nell’altra, inseparabilmente coesistenti. A volte, queste coesistono pacificamente, altre volte lo fanno in maniera conflittuale.

Quando la ‘coesistenza’ si configura in maniera conflittuale, è possibile individuare le zone “grigie” di un territorio rurale e mettere in discussione i concetti ereditati di ‘ambiente’, ‘natura’, ‘ecologia’? Riletto come ambiente di ‘coesistenza’ conflittuale, il territorio stesso può forse essere ridefinito attraverso una presa di posizione che trascende ogni clichè puramente contemplativo o romantico-decadente, riproponendosi invece come catalizzatore di punti d’ascolto profondo, sui quali costruire ed immaginare ulteriori approdi linguistici, di pensiero, di senso.

In risonanza attiva con temi sviluppati nell’ambito della teoria critica recente, come la “dark ecology” (Timothy Morton) dei luoghi e “dark ontology” dei suoni, nel corso delle tre settimane di residenza (giugno, luglio, agosto), artisti e curatori si interrogheranno insieme su queste questioni, sperimentando una forma ibrida di co-curatela, a stretto contatto con il territorio e con chi lo abita. Il Fortore si propone così di nuovo come spazio aperto, in cui ripensare ai concetti di luogo, ruralità ed ecologia attraverso le risonanze e le dissonanze del paesaggio, inteso come contesto complesso di forze ed assemblaggi di elementi materiali ed invisibili.