All’interno dei dibattiti politici ed ecologici contemporanei, la ruralità emerge come elemento in costante oscillazione fra “alterità” ed “identità”: non un semplice spazio geografico, quindi, ma una “posizione”. In questo scenario di tensione interpretativa, diventa necessario accostarsi alla ruralità in senso critico, provando ad immaginare altri futuri per le comunità, i territori ed i luoghi, al di là della stringente dicotomia “alterità/identità”.

“Rural Futurism” è un tentativo in questa direzione: una prospettiva in cui i molteplici punti di vista e di ascolto forniti dall’arte, ed in particolare dalle tecnoculture, mettono in discussione i termini manichei sui quali si costruiscono i discorsi attuali sulla ruralità, ovvero autenticità ed utopia, anacronismo e provincialismo, tradizione e senso di stabilità, appartenenza ed estraniamento, sviluppo e arretratezza.

Interrogando il rapporto con la memoria e con gli archivi del passato, le pratiche estetiche riposizionano il concetto di ‘rurale’ all’interno delle narrazioni contemporanee, decostruendo i discorsi che vorrebbero relegare la ruralità ad appendice residuale di processi politici, economici e culturali globali. I territori rurali diventano così luoghi di sperimentazione, performatività, indagine e riconfigurazione, in cui è possibile creare scenari futuri a partire da altri assemblaggi di elementi visibili e invisibili, umani e non umani: oggetti, materiali, discorsi, tecnologie e infrastrutture relazionali che costituiscono, e che vengono a loro volta costituiti, come specifiche forme di governance.

A partire da queste riflessioni ed espandendo ulteriormente il concept sviluppato nella scorsa edizione (“unmapping time”), l’edizione 2016 di Liminaria (18-23 luglio) analizza una serie di temi che investono connessioni ed intersezioni temporali dei territori rurali, ponendole in relazione con l’“alterità” delle comunità locali e analizzandole attraverso le pratiche estetiche, segnatamente quelle dedicate al suono e all’‘ascolto’ dei luoghi e delle voci, e attraverso i linguaggi delle nuove tecnologie.

Dalla ‘Dark Ecology’ (Timothy Morton) alla ruralità critica, dalla “permacultura” all’epistemologia del Sud, diverse saranno le questioni affrontate nella settimana di incontri, micro-residenze artistiche, performance e workshop di Liminaria: il Fortore beneventano diventa così temporaneamente un luogo fisico in cui ripensare e reimmaginare futuri possibili per i territori rurali, intesi come spazi complessi immersi attivamente nel dinamismo degli incontri, delle correnti e dei flussi delle geografie contemporanee.